C’è del marcio a Lariana? – articolo irriverente

(Fulvio Valsecchi intervista il sindaco di Lariana, Mariano Luciani sulla richiesta di dimissioni di due suoi assessori decisa dai DS)

Buongiorno Signor Sindaco Luciani
Buongiorno.
Mi scusi se entro subito in argomento ma credo che a Lariana abbiate un problema politico particolarmente grave.
Diretto come un pugile, vero? Ha però ragione, superato il traguardo di metà mandato ci troviamo a valutare il modo di procedere nei prossimi due anni, con la priorità di restituire agli elettori una città in corso di rinascita, e questa richiesta da parte dei Democratici Solidaristi (DS) di imporre la scelta di nuovi assessori mi si presenta come un ostacolo ulteriore a cui ammetto non mi ero preparato.
Implicitamente Lei ha già espresso un giudizio: e cioè che la precedente amministrazione ha lasciato praticamente solo macerie…
Ogni amministrazione raccoglie uno stato di fatto dovuto a scelte precedenti alle proprie ma suonerebbe come una scusa trincerarsi dietro le evidenti attuali carenze della nostra città. Il mandato che ho ricevuto dai cittadini mi impone di rispettare gli impegni presi in campagna elettorale operando scelte che, a breve termine possono anche suscitare perplessità.
Credo che lei abbia però aggirato un poco la mia domanda.
Sarò allora più esplicito: l’amministrazione che mi ha preceduto ha goduto, durante i suoi due mandati di una situazione economica decisamente migliore di quella in cui si trova ad operare la mia giunta. Nonostante questo è evidente dai fatti che il suo operato sia stato a dir poco disastroso… di tutte le opere pubbliche iniziate solo una parte marginale è stata portata a termine…
Questo non è un modo di parlare da politico.
Infatti non lo sono: la mia formazione è scientifica, e se c’è una cosa che la scienza insegna è il dire le cose come stanno.
Entriamo nel merito: il partito che la ha appoggiata alla sua elezione contesta dunque le sue scelte in fatto di nomine e desidera indicarle delle sostituzioni. Ora i lettori del mio giornale so che non ci hanno capito molto: in buona sostanza cosa vogliono i Democratici Solidaristi (DS)?
Abbiamo impiegato più di mezzo mandato a tamponare situazioni pregresse di difficile gestione e, svoltata la boa (mi passi il termine velistico visto che stiamo sulla sponda di un lago) vorremmo iniziare un’opera di risanamento che, temo, non riuscirò a portare a termine nel corso del mio mandato, ma che potrà costituire una solida base per il mio successore, se vorrà ben operare…
Alla luce di questo trovo quantomeno inopportuna la pretesa da parte di un partito di condizionare le scelte dell’amministrazione.
Si spieghi meglio.
Se ho ben capito c’è una volontà da parte dei DS di condizionare le scelte future della amministrazione sulla base di strategie di partito.
Come sa non sono iscritto al partito che ha contribuito in larga parte a determinare la mia elezione.
Se questa ora viene considerata una colpa allora credo che dovremmo riflettere seriamente sul termine “democrazia”.
Le dinamiche di un’organizzazione partitica mal si adattano alle esigenze di una buona amministrazione?

Per buona amministrazione la tradizione democratica del nostro Paese intende un progetto (da svilupparsi lungo l’arco di un intero mandato) con il fine precipuo del buon funzionamento del bene pubblico.
I partiti hanno fini con un’orizzonte nazionale e una portata di interessi che esula dal lavoro che intendo svolgere:
io intendo rimettere in sesto Lariana in modo da aver una solida base per un suo sviluppo futuro. Nient’altro.
Le nomine degli assessori che le vengono contestate, alla luce dei risultati raggiunti finora si sentirebbe di sottoscriverle di nuovo?
Una città da amministrare è qualcosa di ben diverso da una squadra di calcio, che in fin dei conti è paragonabile ad una semplice società commerciale dove un proprietario può agire indisturbato (o quasi) come gli pare.
Forse si pensa di applicare le regole del calciomercato alla nomina o alla revoca di amministratori pubblici.
A questo modus operandi io sono fermamente contrario.
E difendo le mie scelte sulla base del fatto che, se errori finora sono stati commessi, essi non sono ne gravi ne definitivi.
Cosa dunque lei ritiene causa sufficiente per la revoca di un assessore?
Un assessore si revoca a causa di provata e documentata incompetenza e comunque l’ultima parola spetta ai cittadini attraverso i loro rappresentanti in consiglio comunale. Ma mai e poi mai considerazioni esterne agli atti amministrativi dovrebbero intervenire nella questione.
Nessun ripensamento dunque?
Verrei meno al mio codice morale laico e scientifico se permettessi a dinamiche estranee al normale processo democratico di interferire nelle scelte di metodo della amministrazione da me guidata.
Come si pone davanti alla responsabilità di avviare una crisi politica all’interno della sua maggioranza?
Le rispondo con una battuta presa dai fumetti: “a un grande potere corrispondono grandi responsabilità”, il mio potere in fondo è piuttosto modesto ma sufficiente ad assumermi la responsabilità di preservare la democrazia cittadina da ingerenze del tutto inappropriate.

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Ex Consigliere Comunale Comune di Como