Cos’è il fascismo oggi

locandina_8_maggioDov’è il limite?
Fino a dove si dovrà arrivare prima di sperare in una presa di coscienza collettiva dello stato dell’Italia?
Quanto dovranno sopportare ancora le persone oneste e serie?
Che domande sono queste che vi pongo?
Sono le domande che oramai, con la forza preoccupante di un’ossessione, mi accompagnano nella mia quotidiana frequentazione dei miei concittadini.
I segnali di pericolo default sono dappertutto e i segni dei danni della corruzione e del malaffare si leggono in ogni angolo di strada.
Eppure, come ai tempi del regime fascista, pochissime e isolate sono le voci che si levano in difesa dell’onestà, pochissimi i cittadini impegnati nel farla prevalere sull’illegalità e sul privilegio di pochissimi a discapito di tutti.
Chi, come Diego Minonzio si crede con belle parole ornate di deridere gli antifascisti contemporanei asserendo che non ci sono più fascismi, rispondo che egli non sa cosa dice ne in che paese lo va dicendo da direttore di giornale.
Il fascismo come periodo storico è stata una tristissima esperienza conclusasi nel 1945 con la fine dell II^ guerra mondiale.
Questo lo sanno tutti.
Che il fascismo inteso come categoria storica accomuni tutte le epoche nelle quali decisionismo di un leader (duce e fuhrer hanno la stessa radice linguistica!) si accompagna ad una gestione oligarchica e corporativistica dello Stato, unito ad una consistente corruzione nelle classi dirigenti, nel disprezzo per gli strumenti democratici, nell’annichilimento delle organizzazioni genuinamente sindacali, questo lo hanno capito davvero pochi.
Ma la situazione che oggi subiscono i cittadini onesti in Italia ha esattamente queste caratteristiche il che ipso facto fa del nostro attuale un periodo fascista.
Non sembra ci siano guerre all’orizzonte e l’epoca delle grandi conquiste militari sembra essere stata sostituita in toto dalla new economy e dalle sue meravigliose e mortali sperequazioni economiche e ambientali.
L’Italia di oggi assomiglia molto a quella del 1935 quando tutti, salvo gli onesti e i coraggiosi, erano entusiasticamente fascisti, oppure rassegnati.
La cifra della rassegnazione sembra essere oggi quella dominante.
Ma sotto la rassegnazione cova l’odio degli esclusi, il razzismo degli ignoranti, la calma idiota di chi si sente garantito perché ha un bel posto di comando sul Titanic che punta diritto verso il mare di Bering e i suoi mortali iceberg.
Se vi scrivo queste cose è solo per condividere con voi un senso profondo di disagio che mi opprime spesso parlando con i miei concittadini, osservando il loro menefreghismo di fronte ad ogni sorta di zozzure, ascoltando mantra del tipo: “non voto da x anni perché fanno tutti schifo”, sentendo, di pancia, crescere attorno a me un razzismo mai prima d’ora percepito cosi violento.
Perdonatemi lo sfogo, ma impegnatevi seriamente perché tutti i fascismi della Storia vivono molto a lungo se non accadono disastri (Francisco Franco evitando di impegolarsi nella guerra ha governato per 36 anni la Spagna, dal 1939 al 1975, e Salazar in Portogallo è morto tranquillamente di vecchiaia nel 1970 restando al potere fino agli ultimi giorni).
Temo che il fascismo che viviamo ora durerà assai di più perché si sta configurando come sistema mondiale.
Dotatosi degli strumenti raffinatissimi della sociologia scientifica il nuovo fascismo può virtualmente perpetuarsi all’infinito sulle masse indifferenti.
La sfida che ci tocca è perciò difficilissima ma se siete cinque stelle sapete bene che:
Loro non molleranno mai… noi nemmeno!

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