extracomunitari, lo siamo tutti

Condivido la seguente riflessione di un attivista

Qualcuno lo chiama “l’accampamento”, qualcun’altro “campo rom”, altri “bordello”.  Como, stazione S. Giovanni. Crocevia degl’Italiani che ogni giorno “sbarcano” dall’altra parte della frontiera per provare a sbancare il lunario. Extracomunitari noi in Svizzera. Loro, qui in Italia in attesa di un domani. La stazione di S. Giovanni e il parco antistante sono oggi alloggio temporaneo per immigrati e/o richiedenti asilo e/o persone, come noi, in cerca di un futuro migliore. Non vedo differenza tra un frontaliere qualunque e loro. Entrambi alla ricerca di un futuro migliore. Eppure dall’altra parte della frontiera dove ogni giorno mi reco non mi sento pregiudicato, pregiudizi e/o lamentale che invece mi capita di sentire per queste persone contingentate in un limbo di terra che separa loro da un obiettivo, che sia la Svizzera, che sia la Germania, che sia il nord Europa … forse migliore, che la sola speranza di potercela fare li ha portati fin quì. Pregiudizi e/o lamentele insensate, come se la sfortuna di nascere in paesi in perenne crisi sociale fosse un dolo. Loro in Italia non ci vogliono stare, molti evitano di far richiesta di asilo politico per non incappare nelle lungaggini burocratiche che allungherebbe e basa il loro limbo.

Plauso ai volontari e plauso a questa che gente che dopo anni di calci nel sedere, lotta, prendendo ancora calci, alla ricerca di un futuro. Plauso alle forze dell’ordine che in maniera tranquilla garantiscono il necessario controllo dovuto nella situazione di “sovraffollamento”. Mi sorge spontaneo un dubbio, come si sta muovendo l’amministrazione a riguardo?

La stazione di Como non sarà lo Sheraton, ma non stiamo neanche parlando di una favela di Rio.

Qualcuno si sente meno sicuro di prima. Io non vedo la differenza tra prima  e dopo, se non qualche “pendolare” in più sul treno.

Simone

Grazie

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Ex Consigliere Comunale Comune di Como

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