Gelo polare

In questi giorni in consiglio comunale si discute il rendiconto di gestione 2014.
A chi assiste alle sedute e segue attentamente gli interventi critici e le risposte date dall’amministrazione non può non sfuggire una assenza.
A tutta evidenza la politica non sembra più abitare a Palazzo Cernezzi.
Con l’avvento della giunta Lucini nel Giugno 2012 la politica, intesa come progetto e visione del bene pubblico attraverso l’uso della democrazia è stata sfrattata da quelle stanze.

E le ricadute sulla città sono del tutto evidenti.
Se già con Bruni sindaco non si avevano grandi speranze che le istanze dei cittadini potessero far parte delle deliberazioni del governo della città, oggi con Lucini sindaco, dopo tre anni di mandato, la speranza di ciò sta a zero.
Nella esposizione del rendiconto 2014 sul bilancio comunale aleggia un gelo polare, non si percepisce un battito, un anelito, uno slancio: i numeri restano freddi e distanti, sono solo numeri, pura contabilità, priva del soffio della politica che li possa rendere meno asettici e muti.
Le risposte degli assessori alle critiche (assai ben motivate) restano nell’ambito dell’aritmetica contabile.
Sembra proprio che a nessuno di loro venga più da pensare che questa politica senza anima, non è più politica, non è più niente di vivo e vitale.
Le scelte concrete fatte dall’amministrazione in questi tre anni sono state a nostro avviso gravemente errate, e questo vale sia per il piccolo che per il grande.

La città di Como non è progredita di un passo ed in certi casi ne ha fatti parecchi indietro.
Una buona opposizione che ha saputo essere spesso (e da parte nostra sempre) propositiva non ha goduto di nessun ascolto quasi in nessun caso, e le mozioni che abbiamo fatto approvare giacciono inapplicate per la maggior parte in qualche cassetto delle cose dimenticate. Come sembrano dimenticate le nostre osservazioni su questioni fondamentali che, se fossero state prese in considerazione a suo tempo, avrebbero risparmiato ai cittadini comaschi aumenti di tariffe e disagi vari.

Ricordo che con assai poca modestia l’ex sindaco Stefano Bruni aspirava ad avere la “visione del principe” che, detta da lui credo significasse solo fare a Como tutto quello che gradiva fare senza ingerenze di sorta.
Di questa limitatissima “visione” la giunta Lucini ha abbondato.
Ma, correttamente intesa l’espressione “visione del principe” rimandava all’età comunale italiana, quella che preparò e alimentò il Rinascimento.
Il principe in questione, pensiamo ai Medici o ai Visconti, aveva una “visione” nel senso di una percezione globale della società che attorno a lui andava organizzando e costruendo. La sua gloria sarebbe stata la realizzazione della sua città come modello per tutte le altre nei secoli.
Di tutto ciò in quest’epoca volgare non resta che il decisionismo alla Renzi e quello di tutti i suoi emuli che riducono la politica a comandi e imposizioni.
Ed è proprio per questo che nel bilancio comunale in discussione in questi giorni non troverete traccia di vero dibattito democratico.
Semplicemente non ce n’è da nessuna parte.
Almeno finché il cittadino, rendendosene conto chiederà con forza un cambiamento.
Solo allora si potrà ripristinare il senso vero della parola politica figlia di quella polis dove vivono le speranze e le aspirazioni di una comunità.