Il dilemma Libeskind

Cari Amici
Il referendum (con valore consultivo e perciò non vincolante) e che ha come quesito:
“Vuoi che venga installato il monumento “The Life Electric” sulla diga foranea Piero Caldirola di Como?”.
si farà, e come ormai tutti già sapete, si farà ( a meno di imprevisti) a opera già definitivamente istallata.

Ha dunque ancora senso effettuarlo? La domanda non è affatto banale ed una risposta definitiva non sono ancora in grado di darla.
Io sono tra i sottoscrittori del referendum stesso e perciò mi sento moralmente chiamato in causa ad esprimere un giudizio.

Premetto che ho peccato di leggerezza non andando a verificare tutti i regolamenti comunali relativi, e perciò mi sono trovato assai spiazzato nello scoprire che la consultazione verrà effettuata solo in ottobre o novembre del 2015, quando, per il fine che si proponeva risulterà quantomeno inutile.
La mia mancanza in fondo è però lieve perché basata sulla (aimé) ingenua fiducia (mal riposta) che considerazioni di etica democratica avrebbero fatto posporre la concessione di inizio dei lavori all’esito della consultazione popolare.

Il dilemma è perciò questo: ha ancora senso procedere alla consultazione, e se si, quale senso se ne vuole dare?

Sono davvero combattuto tra la mia natura pratica che vorrebbe a questo punto darsi per vinta e chiedere agli altri firmatari di rinunciare,
e un senso democratico che vede in questa imposizione qualcosa contro cui valga ancora la pena impegnarsi.

Certo è che il senso generale di fastidio e di sfiducia nelle istituzioni cittadine è forte e prevale comunque su qualsiasi altra considerazione.

Nei confronti di un Sindaco che avevo tutto sommato accolto con discreta fiducia provo ora molto scetticismo. E di ciò me ne spiaccio.
Abituato a mantenere nelle relazioni un comportamento sportivamente corretto, mi sento profondamente offeso dal modo in cui hanno giocato questa partita i miei avversari.

Credo che la cosa migliore da parte dei proponenti del referendum sarebbe a questo punto quella di organizzare un incontro per discutere sul da farsi e (questo si democraticamente) votare per la sua prosecuzione o meno.

Dilemmi, sempre dilemmi…
Ma questa giunta è capace di deliberare qualcosa che non divida la cittadinanza su fronti nettamente contrapposti?
In poche parole: sono capaci di proporre qualcosa alla città che abbia il sapore di una necessità largamente condivisa.
Temo di no, e il motivo è che vedo troppe “mani sulla città” ma tra queste non quelle della larga maggioranza (almeno) degli elettori di Lucini.

Certo è che non sono Caron Dimonio, i miei interlocutori non sono Virgilio ne tanto meno l’Altissimo. Sono un cittadino di uno Stato democratico che si confronta con l’operato delle sue istituzioni e legittimamente le giudica… e perciò non posso davvero accettare i:
“Vuolsi così, colà dove si puote quel che si vuole e più non dimandare”.

S’apra il dibattito, si vous plait.

fulvio