In difesa di Luigi Cavadini

#M5SComo

Cari Amici
Che brutta compagnia il #PD.
Che quotidiana dimostrazione di indistinguibilità da #ForzaItalia.
Adesso tutti (#FI,#NCD, #PD ecc…) rimpiangono Gaddi e le sue “grandi mostre”.
Dicono di rimpiangere il trionfo di arte e cultura che raggiunse apoteosi gaddiane estreme.
Invece non si capisce bene cosa davvero rimpiangano.
Gaddi non chiuse nessuna “grande mostra” senza passivi, a volte rilevantissimi.
Ma allora i soldi “c’erano”. Come se sprecare nell’abbondanza fosse di per se una mezza virtù.
Gaddi non ha mai, dico mai fatto cultura; faceva dei grandi shows, questo si, e in questo consiste il suo talento.
La cultura guarda avanti, la cultura vuole il progresso dell’uomo,
questa la lezione dell’Umanesimo di cui l’Italia è stata culla.

Lo già detto e lo ridico: sfogliare un catalogo dell’Ikea per vedere quali sono gli autori più riprodotti nei posters da cameretta e sceglierne uno per farci una mostra di opere non è fare cultura… è fare il gioco dell’Ikea e di tutti i redattori senza idee della pagina culturale del Corrierone.

La cultura è giovane e vuole le avanguardie: nessuno tocchi i quadri di Rembrandt ma che restino pure dove stanno per favore che si sciupano.
Nell’era della virtualità assoluta che senso avrebbe staccare l’ultima cena di Leonardo dal muro anche se mostrarla in giro valesse milioni?

Io difendo l’assessore Luigi Cavadini, persona colta e (per questo) modesta che ha puntato su qualcosa di più vicino al mio concetto di cultura.
Ha puntato su qualcosa che la gente in massima parte non conosce.
Ha sperimentato un percorso culturale inedito, rischioso sul piano della riuscita ma proprio per questo giovanile e fresco!
Troppo comodo raccontare sempre la stessa favola: questo lo sanno fare più o meno tutti.
Troppo facile incensare gente morta da tempo e che da viva era schifata dai predecessori d quelli che adesso li celebrano.

E se il problema è quello della pubblicità allora va bene ingaggiare un buon pubblicista,
ma, per amor del cielo, tenendolo lontano da decisioni concernenti il contenuto e il senso del progetto culturale.

E di una donna rappresentante l’ideale estetico Paolo Conte disse (forse immaginandola ad una festa del PD):
“..mai a nessuno darà il permesso di un ballo con lei: è gente per cui le arti stan nei musei”.

Pace e bene.

FULVIO

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