La motosega

Cari Amici
Riporto testualmente l’incipit dei un recente articolo di Emanuele Caso:
“Com’è finita la tanto attesa riunione del Partito Democratico di Como sul progetto di autosilo interrato sotto viale Varese? Con una risicata maggioranza favorevole ad approfondire l’iniziativa dando mandato alla giunta di presentare in tempi brevi una proposta definitiva affinata e magari in qualche aspetto modificata per dire un sì (forse più probabile) o un no (linea forse minoritaria ma comunque robusta) all’opera …”
http://www.comozero.it/it/post/esito-novit-scontri-e-prospettive-tutto-quello-che-c-da-sapere-sulla-riunione-del-pd-di-ieri-sera-e-sull-autosilo-di-viale-varese/

Se non si trattasse di autorizzare l’ennesimo scempio di verde pubblico, di spazi pubblici, di fruibilità dei viali, di futuro per Como e i suoi cittadini, fatto per fare un favore dei soliti maggiorenti che decidono autonomamente tutto quanto, la querelle sarebbe una delle tante che caratterizzano il normale dibattito democratico sulle scelte da farsi in una città…. invece…

Invece è proprio di un vero scempio urbanistico che si sta decidendo e, a quanto pare lo scempio verrà presto approvato.

Le correnti, correntine, correntuncole interne al Partito Democratico a Como faranno, molto probabilmente la fine di quelle nazionali sotto la dittatura di Renzie, cioè si allineeranno compatte in consiglio comunale al momento delle votazioni e approveranno:

La svendita per trent’anni di un viale intero di Como a Nessi e Majocchi, impresa di costruzioni in affanno per la crisi che non sa più cosa costruire e dove, e sopratutto è preoccupata di costruire qualcosa che non siano le centinaia di abitazioni realizzate e invendute sul territorio.

La distruzione, di un parte consistente del patrimonio arboreo del viale se non di tutto il viale stesso (dipende dalle esigenze di spazio occupato dal cantiere). E stiamo parlando di alberi pregiati e di alto fusto, cresciuti sani e bellissimi e che ornano la cinta muraria.

L’occupazione per anni (quanti?) del viale con un cantiere dagli esiti dubbi in quanto realizzato in una zona ad altissimo pregio storico.
Con conseguente privazione ai cittadini della sua fruibilità per un tempo indeterminato (spiace dirlo ma alle previsioni di N & M non credo).

Il rifacimento di un viale alberato e di un giardino pubblico così com’è quasi perfetto con una nuova tristissima piantumazione che, nemmeno in trent’anni raggiungerà la bellezza e l’armonia della attuale vegetazione.

Insomma roba da periferia di Milano (Rozzano, Quarto Oggiaro…) negli anni tristi della cementificazione selvaggia avete presente?.

E quel che è peggio la condanna di Como a non diventare mai, dico mai quella che ogni città d’arte italiana doverebbe nel prossimo futuro diventare: una città senz’auto dove la mobilità sia affidata solo a mezzi di trasporto ecologicamente sostenibili e urbanisticamente integrati (Tra non molti anni i bus navetta saranno elettrici e verranno guidati dal computer e dal GPS).

Piazzare un nuovo autosilo a ridosso della città storica significa, ipso facto, svendersi il futuro, il nostro, quello dei nostri figli e impegnare seriamente quello dei nostri nipoti… ne vale la pena? E per cosa poi? Quattro posteggi?!

Altro che Zona a Traffico Limitato cara Gerosa, carissimo Lucini…

Quello che la giunta si appresta a deliberare è un impegno (più che) trentennale non liberare la città dalle auto private, condizionando pesantemente le scelte future in termini di riorganizzazione viabilistica e paesaggistica…

Se la posa del monumento di Libeskind avverrà si potrà ben dire che per cinque anni l’aspetto del primo bacino ne verrà condizionato, in bene o in male è questione di gusti, ma sarà per cinque anni, non per (più di) trenta!!!
Inoltre The Life Electric non richiederà distruzione di opere esistenti (anche un parco è un opera d’arte ricordatelo bene!) e non comprometterà altre scelte riguardanti la trasformazione della zona interessata se non in piccolissima parte…

Invece l’autosilo in viale Varese, con o senza i posti a raso, sarà una cambiale (più che) trentennale, per giunta a interessi da strozzo, che graverà su qualsiasi (e ribadisco qualsiasi) altra scelta si vorrà correttamente fare in termini di risistemazione paesaggistica della città.

Niente pedonalizzazione dell’area ovest delle mura, niente eliminazione del traffico in città anche nel caso la tangenziale andasse mai in galleria, nessuna ragionevole piantumazione di alberi ad alto fusto: sotto c’è il cemento della soletta, dove andranno le radici?! Pensateci!

Questo autosilo non s’ha da fare ne ora ne mai caro Sindaco
Se le è sembrata dura la nostra opposizione ai modi con quali è stata decisa la posa sulla diga foranea dell’opera del Libeskind, allora sappia che quella che si troverà a fronteggiare nel caso approvaste l’autosilo N & M in viale Varese sarà uno scontro al calor bianco contro tutti i cittadini che pensano ad una città che si evolve nel senso delle grandi città d’arte mondiali, non ad una terra di conquista per speculatori.
In gioco c’è il destino di Como come città opera d’arte per i prossimi trent’anni

… e su questo, caro Sindaco non si può e non si deve scherzare minimamente.

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