L’anno che verrà

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Cari Amici

Il link qui sopra rimanda a una paginetta che contiene uno degli scritti più significativi di Leopardi.
Un altro anno è passato e ci prepariamo al nuovo con un po’ più di esperienza politica sulle spalle e qualche seccatura da risolvere.

Vi chiederete che cosa centra Leopardi.
Apparentemente niente se non fosse che il fulcro della sua intera opera, della sua poetica è la disperazione della felicità, il tentativo di dimostrazione filosofica della sua inconsistenza e irraggiungibilità, una meta a cui tuttavia si tende per destino della natura umana.
Dedico la lettura (e la meditazione) del breve raccontino a cui vi rimando a tutti coloro che stanno un po’ facendosi portare dalle bufere, tempeste, temporaletti e venticelli  di questi ultimi mesi del M5S.

Sono stato lontano da questo sito per parecchie settimane a causa di problemi di connessione.
Ed ho capito, se ancora ne avessi avuto bisogno, che essere a volte sconnessi (nel senso dei media) non è necessariamente un male, anzi…

Oggi ho avuto uno scambio di battute con due ragazzi di “Lotta Comunista”.
Alle loro insistenze ho avuto la tentazione di reagire dandogli dei fessi ma per fortuna mi sono trattenuto.
Sognano la rivoluzione e leggono Marx, Lenin e tutti gli autori classici del comunismo di cent’anni fa.
Si sentono puri, purissimi, la quintessenza della purezza della sinistra.
Sono così a sinistra che stanno lì, lì per fare il giro e riapparire da destra.

Vi chiederete di nuovo cosa centra adesso “Lotta Comunista”.
Anche stavolta apparentemente niente se non fosse che il loro ideale è tanto rozzo e negativo quanto negativa e raffinata è la risposta di Leopardi alla ricerca dell’infinito…

Abbiamo alle spalle un anno di grossa crisi economica che ha scavato rughe profonde nella già decrepita società italiana.
Abbiamo davanti una sfida resa sempre più gravosa dalle immani sciocchezze che ci vengono imposte dal potere giorno dopo giorno.
Noi che vorremmo aiutare questa società a migliorare abbiamo un sacco di lavoro da fare.
Andar dietro alle percentuali delle elezioncine truccate da un mondo di media con l’anello al naso non ci farà bene e ci rallenterà.
Speculare troppo su “dove va il Movimento” è come chiedere a Colombo se è sicuro che troverà le Indie alla fine della traversata.
Perdersi in disquisizioni sul ruolo di Grillo, Casaleggio, direttori e direttorii è una vera perdita di tempo.
Tutto questo fa perdere di vista cosa veramente è il Movimento, ma sopratutto cosa non è:non è un partito e non è un’ideologia, è uno strumento, è un viaggio.

Ho sbandato anch’io pochi mesi fa perdendomi dietro vecchie considerazioni sulla formazione del gruppo europarlamentare con Farage.
Strumenti concettuali abusati e frusti mi avevano fatto emettere un giudizio frettoloso e stupido. Ho gettato quei vecchi strumenti.

Abbiamo davanti un’epoca nuova nella quale le dinamiche che appartenevano ai partiti come li abbiamo conosciuti non varranno più.
O per lo meno non varranno più per tutti coloro che si impegnano concretamente nell’evoluzione della società.
Se Leopardi ci insegna la malinconia che diffida dalle facili illusioni, “Lotta Comunista” è lì a dimostrarci i pericoli del crederci troppo.

Noi non stiamo costruendo un partito con le sue belle bandiere, le sue belle ideologie, le sue belle certezze: noi stiamo costruendo noi stessi.
E se non saremo capaci di dare forma all’ideale che anima il Movimento partendo da noi stessi tanto vale finirla qui coi botti di fine anno.

Se invece ci riusciremo il Movimento non farà che crescere, giorno dopo giorno, con uno scopo serio, concreto, altamente filosofico:
far tornare l’onestà di moda!

Meditate gente, meditate
fulvio

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