Nel frattempo

Como 4 Maggio 2015

Questa sera in consiglio comunale si voterà una mozione proposta da Luca Ceruti che chiede che il tondello della diga foranea possa essere approntato in modo che in un futuro possa divenire uno spazio espositivo permanente, a disposizione della città, ed in grado di ospitare ulteriori opere di grandi dimensioni.

Non appena si conoscerà l’esito della votazione in consiglio vi informeremo. Nel frattempo:

La proposta fatta a suo tempo dal Movimento Cinque Stelle (attraverso una interrogazione) di collegare il monumento di Libeskind alla diga in modo che potesse essere eventualmente spostato senza demolizioni è stata di fatto già superata dalla scelta dei realizzatori di murare sul basamento il monumento stesso, ergo: se e quando si deciderà di spostarlo si dovranno rifare delle demolizioni e quindi consistenti ( e costose) opere murarie per ripristinare il tondello.

Ieri l’archistar Daniel Libeskind celebrando se stesso in un (a mio avviso imbarazzante) articolo sul maggior quotidiano locale spiegava perché egli è un grande artista e perché la sua opera è una meraviglia artistica.

Nel corso dei lavori continuano intanto ad emergere problematicità che rimandano a data da destinarsi la fine degli attuali lavori.

Dalle altre “grandi opere” inerenti alla città di Como nessuna notizia confortante: l’area Ex Ticosa resta tal quale la vediamo da anni, ed il resto (tutto quanto il resto) segue lo stesso destino.

La notizia di oggi che è quasi una certezza è che il cantiere del lungolago resterà fermo per altri 2 mesi (almeno).
Un altra estate passerà con un nulla di fatto, con una città di fatto ridotta ad un immobile cantiere in ogni sua parte. Una intricata faccenda giudiziaria pesa su tutta la faccenda come una nube di tempesta e oramai nessuno è in grado più di far previsioni sul futuro.

Voglio proporre una riflessione filosofica su questo:

Un sentimento sembra dominare su tutto e su tutti: la rassegnazione.
In questo inizio di primavera che si preannuncia piovosa gli elementi che inducano all’ottimismo scarseggiano come l’acqua nel deserto di Atacama.

Nel tentativo di confortare i comaschi e allontanarli dalla depressione che prende il cittadino consapevole della inesorabile decadenza della propria città, i principali Media si danno un gran da fare a spargere quella forma di ottimismo del tutto scollegato da ragioni, la cifra stilistica di quel signor Berlusconi che inaugurò la stagione del sorriso fisso fattosi paresi.

Noi crediamo invece che il tentare di rimandare ancora la presa di coscienza del fallimento di tutta quanta l’attuale politica sia un atto sconsiderato che non potrà che aggravane i danni e prolungare intollerabilmente i tempi che serviranno a rimediare, se mai vi si rimedierà (ma la cosa non è certa) il disordine e la crisi che colpisce duramente moltissime persone rendendo la loro vita sempre più un complicato inferno, impedendogli di contribuire col loro lavoro e le loro competenze al bene comune, distruggendo risorse, affetti, in una parola: la vita.

Facciamo attenzione: tutto quello che ci succede attorno è metafora ed esempio di qualcosa d’altro.
Qualcosa che, se non lo sapremo affrontare e risolvere con impegno e intelligenza, lentamente ma inesorabilmente distruggerà tutto quello che fino ad ora abbiamo conosciuto col nome di civiltà.

Una vecchia storiella del mio paese natale raccontava di un pazzo che, dopo aver dato fuoco alla casa per far dispetto al fratello, durante l’incendio cantava felice: “Casa bruciata, casa rifatta!”.
Questa sembra essere la speciale logica degli ottimisti ad oltranza.

Vi prego di meditare su questo.

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