OGM Como non se la sente di dire NO

Ci hanno detto che in Consiglio Comunale avremmo dovuto spiegare meglio e scientificamente l’argomentazione sul perchè Como doveva dichiararsi OGMFREE ( www.italiaogmfree.org  ), per poi dire che non siamo scienziati ma politici.

Visto quanta informazione ha poi trattato quanto è successo e le dichiarazioni durante il dibattito, riprendiamo il tema.

Partiamo dal presupposto anche se di Organismi Geneticamente Modificati se ne parla oramai da vent’anni, ad oggi, le colture disponibili sul mercato mondiale, sono solamente 4 (mais, soia, cotone e colza), tutte brevettate e prodotte al fine di aumentarne la resistenza a un diserbante e/o ad un parassita.

In Italia, tutte le Regioni hanno raggiunto una posizione comune di chiusura alle coltivazioni di alimenti prodotti con O.G.M., in quanto oltre a non potersi considerare come una soluzione per l’agricoltura italiana, essi presentano tutt’ora un elevato rischio di inquinamento delle specie naturali da cui dipendono i prodotti tipici e gli alimenti di alta qualità, che sono un simbolo esso stesso dell’Italia.

Con lo stop agli O.G.M., si vogliono tutelare i milione di ettari coltivati con prodotti biologici che rendono l’Italia uno dei principali produttori a livello mondiale di cibo di qualità, di alta qualità.

Dobbiamo preservare la qualità dei prodotti biologici di origine naturale soprattutto ricordando che  il nostro paese rappresenta oggi il quarto mercato per valore dei consumi di alimenti certificati biologici all’interno dell’UE.

Andando in questa direzione, vogliamo inoltre tenere alta l’attenzione alla salute di tutti i consumatori di alimenti, non ultimi gli animali. In America, nazione dove per prima si è iniziato a studiare e manipolare le piante transgeniche, si sono negli ultimi anni creati due opposti  mercati di consumatori. Un mercato fatto rigorosamente da prodotti BIO o comunque di derivazione naturale, rivolto ad un popolazione economicamente privilegiata, ed un mercato con prodotti O.G.M. o con derivati di essi, rivolto al resto della popolazione.

I risultati a tutt’oggi sono che il cibo derivato dagli O.G.M. viene servito presso i fast food, nelle mense scolastiche popolari, venduto dalla grande distribuzione ad un prezzo accessibile a tutti, e perciò consumato dalla maggioranza delle masse popolari, mentre quello BIO lo si trova sui tavoli dei ristoranti rinomati, presso negozi qualificati, e nelle mense private, con prezzi alla portata di quei pochi che posso permettersi redditi sufficientemente alti per operare scelte salutistiche. Per non parlare degli esclusivissimi SLOWFOOD dove vengono riconosciuti gli alimenti DOP. Risulta così sempre più accentuato il divario di possibilità di scelta fra abbiente e indigente.

Ma secondo un recentissimo rapporto del Dipartimento dell’Agricoltura (USDA), balza all’occhio un dato su cui si deve riflettere: un’analisi delle performance economiche della coltivazione del mais, in USA, ( dove per altro la coltura è al 90% Ogm 4), indica un guadagno netto medio dei coltivatori biologici pari a 555 $ per acro contro i 307 $ per acro dei coltivatori di prodotti  transgenici.

Il nobile fine, che attraverso la manipolazione genetica si vorrebbe consentire una migliorare vita a tutti, maschera interessi molto meno nobili e avviene a scapito di una parte debole della popolazione mondiale che si trova in condizione di cavia a testare la vera o presunta innocuità della nuova tecnologia. Una situazione eticamente inaccettabile, soprattutto se unita la fatto che i vantaggi che queste coltivazioni avrebbero dovuto avere in termini di riduzione della fame e della povertà sono rimasti vuoti propositi sulla carta.

Secondo una ricerca effettuata da  Nomisma-   Osservatorio Sana 2014 (http://www.sana.it/corsi-e-convegni/osservatorio-sana-2014/1556.html) i dati parlano di una sempre più alta percentuale di popolazione italiana che acquista prodotti bio, con il 21,8% delle famiglie che lo fa almeno una volta alla settimana e il 12,9% ogni giorno. Sempre uno studio di Nomisma rivela che tra le famiglie che acquistano BIO ve ne sono almeno 4 milioni individuabili come “fedeli”, per lo più famiglie giovani, tra i 30-40 anni, con figli piccoli in età pre-scolare, dove la quota di vegetariani è più alta della media (16% a fronte del 7% nella popolazione) e con stili di vita sostenibili.

M5S_Mozione_OGM_free

La mozione presentata dal MoVimento 5 Stelle sui O.G.M. (Organismi Geneticamente Modificati) è volta a tutelare tutti e non solo chi nella società è più indifeso, il quale, a causa della sua posizione debole andrebbe di norma sempre tutelato. Un occhio di riguardo va posto poi verso i giovani in età evolutiva. Un maggiore attenzione dovrebbe infatti essere rivolta alle mense scolastiche con obbligo di servire pasti BIO bambini in numerose località italiane in modo che il BIO diventi una normale abitudine oltre che un investimento in salute. (di cui, tra l’altro, dovrebbe in futuro giovarsi il bilancio sanitario del Paese).

Come sopra evidenziato l’Italia è uno dei paesi, se non il paese indicato come la patria del cibo sano.

E’ intenzione del MoVimento 5 Stelle con la mozione, che la giunta Lucini ha troppo ha frettolosamente bocciato nella seduta del 30 Ottobre 2013 (link articolo COMOZERO), tutelare tutti e in particolare i giovani dal rischio O.G.M..

Non vogliamo che i nostri ragazzi di oggi siano le cavie su cui testare questi alimenti di un ipotetico futuro. Investire in cibo sicuro, vuol dire investire sulla salute nel futuro, quello vero, non quello presunto e ipotetico.

Insieme alla mozione sulla dote scuola vogliamo consolidare un percorso di uguaglianza nella scuola, sia in tema di servizi, sia in tema di sicurezza, che in tema di salute. E’ un percorso che vuole anche aiutare a tutelare e valorizzare il brand “made in Italy”, famoso in tutto il mondo. Il marchio Italia che è sinonimo di alta qualità del prodotto , sia esso di mobile, tessile meccanico o alimentare.

Proprio sull’alimentare in concomitanza con Expo 2015  il cui titolo è bene ricordare è “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”, dovremmo incominciare un dibattito serio e costruttivo sull’utilizzo degli OGM, sulla reale possibilità che la modificazione genetica degli alimenti porti o meno benefici alla popolazione mondiale e non solo, come ora accade, alle multinazionali che lucrano in questo business.

La coltivazione Ogm al di fuori di laboratori strettissimamente, rigorosamente isolati, almeno per ancora qualche anno dovrebbe essere esclusa per ragioni etiche e sociali, ancor prima che ambientali, economiche ed agro-ecologiche.

Oggi gli Ogm sono destinati in grandissima parte alla mangimistica animale o ad usi industriali, ma si tratta di una situazione in rapida evoluzione sotto la spinta di interessi economici spregiudicati e c’è da sperare che non si rivelino una bomba sanitaria a orologeria.

La politica è chiamata a operare in base alle richieste dei cittadini e oggi, dati alla mano, l’Italia dice NO agli OGM, all’utilizzo di sementi ORGANI GENETICAMENTE MODIFICATI, si alle coltivazioni BIO, per tanto non possiamo in alcun modo accettare le parole del sindaco Lucini che ha serenamente dichiarato: “Nessun riscontro sui danni da cibi O.G.M. La giunta non rispetterà lo stop nemmeno se approvato”. (link articolo COMOZERO)

Sorvolando sulla arroganza priva di veri riscontri scientifici e sulla gravità del non rispettare l’organo istituzionale, ci chiediamo quali eventuali interessi vi sono dietro questa affermazione?

Non sta a cuore del Signor Sindaco principalmente la salute e il benessere dei suoi elettori? E se non quello, cosa allora?

Per quanto concerne le successive dichiarazioni sui benefici delle coltivazioni OGM si rimanda alla prima parte di questo testo.

Luca Ceruti

Portavoce MoVimento 5 Stelle COMO

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Ex Consigliere Comunale Comune di Como

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