punti di vista – Santarella

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Nel PGT come si evince dalla “scheda d’ambito Ticosa” si indica l’edificio denominato  la “Santarella” come facente parte del patrimonio architettonico monumentale da tutelare in quanto categorizzato come “archeologia industriale”.
E’ prevedibile che il Comune intenda, magari in un prossimo futuro, investire denari pubblici nel suo recupero.

Io propongo invece il suo declassamento a vero e proprio rudere e la sua demolizione, e questo per degli ottimi motivi tra i quali:

A) La “Santarella” era una centrale termica facente parte del complesso della Ticosa: se si voleva salvaguardare la memoria storica monumentale contemporanea della città e del suo (aimè) glorioso passato industriale sarebbe stato più saggio e utile non demolire l’ala a ovest del complesso principale, edificio che era stato recuperato in modo egregio a spazio espositivo. 

B) La “Santarella” è chiamata così perché ricorda vagamente nella forma una chiesa. Per il resto rimane quello che è: il rottame di una centrale termica. La qualità della struttura è pessima, i muri di tamponamento in mattoni di scarsissima qualità si vanno già disfacendo. Un suo recupero sarebbe costosissimo e comunque provvisorio: nel tempo l’edificio richiederebbe interventi conservativi continui.
Ne vale la pena? Quali criteri hanno fatto ritenere meritevole di conservazione uno scatolone di cemento poco rappresentativo dal punto storico, brutto dal punto architettonico, fatiscente dal punto strutturale. Credo che la risposta risieda ne punto seguente…

C) Capisco la tendenza bipartisan dei nostri politici ad inginocchiarsi davanti a qualsiasi forma che ricordi qualcosa di ecclesiastico, ma la “Santarella” non è un edificio di culto, non lo è mai stato, e non potrebbe esserlo nemmeno se lo si volesse.
Il motivo risiede nella sua originaria destinazione d’uso: non era fatto per ospitare persone ma solo macchine, non è fruibile per nessun uso pensabile utile per la comunità. 
Anche se recuperato potrebbe essere solo con estrema difficoltà reso accessibile a portatori di handicap.
In buona sostanza la sua funzione si è esaurita nel 1982 quando le caldaie in essa contenute sono state definitivamente spente.

D) La zona su cui sorge comprende ben altra meraviglia architettonica, la millenaria Basilica di Sant’Abbondio e il relativo Chiostrino, che in anni di sciagurata crescita della città è stato circondata di edifici brutti, disomogenei stilisticamente  e che ne oscurano la vista da più angolazioni.

E) Se il Comune di Como non vuole rendersi complice dell’ennesimo sperpero di denaro pubblico per lo meno apra tra i maggiori esperti d’arte 
un dibattito sull’effettiva opportunità di conservare un brutto edificio in cemento armato e mattoni, non riconducibile a nessuno stile architettonico rappresentativo e a mio avviso decisamente ingombrante.

F) Qui non si parla del complesso di archeologia industriale di Trezzo D’adda, si parla di un impiccio, ingombrante, inutilizzabile a qualunque fine pratico e oltretutto già estremamente fatiscente sulla strada di un a risistemazione razionale e utile alla comunità (di oggi e di domani) di un’area che potrebbe avere enormi potenzialità per la città di Como.

Se per pigrizia intellettuale, per il gusto reazionario della nostalgia, o per qualche calcolo di altro tipo si conservasse la “Santarella”, ogni progetto di razionalizzazione dell’area ne verrebbe condizionato in modo permanente.

Resto disponibile per ogni commento (astenersi dagli insulti please) e valutazioni sulla mia analisi.

Compendio: Per me la “Santarella” è un edificio che non rappresenta un bel niente, che sta crollando da solo e che andrebbe declassato a rudere e abbattuto per far spazio ad un’area ben progettata, omogenea, utile e funzionale alla Como che vorremmo vivere negli anni a venire.

Fulvio Valsecchi

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Ex Consigliere Comunale Comune di Como

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