Referendum propositivo e abrogativo

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Partiamo dal significato della parola referendum

Il referendum (gerundivo del verbo latino refērre «riferisco», dalla locuzione ad referendum «[convocazione] per riferire») è un istituto giuridico elettorale.
In virtù di esso si può richiedere ad un corpo elettorale il consenso o dissenso rispetto a una decisione riguardante singole questioni; si tratta dunque di uno strumento di democrazia diretta, che consente agli elettori di pronunciarsi senza intermediario alcuno su un tema specifico oggetto di discussione.
Ai sensi dell’art. 8 del Testo Unico Enti Locali TUEL, sono stati introdotti i Referendum negli Statuti degli Enti locali, sia delle Province sia dei Comuni.
Solitamente le amministrazioni hanno scritto nel proprio Statuto i principi generali, demandando ad un regolamento attuativo tutti gli aspetti più pratici.
Nonostante l’obbligo di legge dal 2000, numerosi enti non hanno mai recepito in forma scritta il regolamento, rendendolo di fatto uno strumento inutilizzabile.
http://it.wikipedia.org/wiki/Referendum

Analisi situazione attuale

E’ sempre più evidente che i rapporti tra democrazia e partecipazione del corpo elettorale , che ne costituisce il fondamento, costituiscono il capitolo più controverso della politica.
Questa controversia si è accentuata con la crescita nella società democratica in forme più sofisticamente interpretate che tendono sempre più a instaurare un governo che viene esercitato nominalmente in nome dei cittadini, anche in contrapposizione col volere dei cittadini stessi.
Aumenta di conseguenza la separazione, già profonda, fra governanti e governati, i primi spesso si ritrovano in dote ,con l’elezione , anche un foglio di carta bianca basato sulla parola del farò … io farò!
Questo fenomeno risulta accentuato dalla complessità delle logiche partitiche , dalla difficoltà nell’informarsi sulle reali scelte fatte dai politici e non per ultimo, dalla vita frenetica dei nostri giorni, che sottrae tempo e motivazioni alla partecipazione del semplice cittadino, conseguenza logica è un sempre maggiore distacco, fino all’apatia, se non al vero disgusto dell’individuo comune verso la “scienza” politica.
E’ a causa dell’apatia alla politica che su tutto il territorio Italiano, la cittadinanza soffre di una crisi di partecipazione, conseguentemente la lealtà ad un partito è diminuita, con un aumentato del “numero di elettori fluttuanti”e di elettori che non partecipano più alle consultazioni elettorali . (vedi anche primarie PD in Emilia mi sembra) ?????
È altrettanto vero che sorgono fenomeni di partecipazione civica , al di fuori dei “classici” partiti con dinamiche e motivazionali più locali , abbiamo tutti assistito alla partecipazione di numerose liste civiche alle ultime consultazioni comunale che in questo consiglio sono rappresentate concretamente, lo stesso Movimento di cui io faccio parte è un po’ l’espressione di questa nuova modalità di forme che disconoscono o comunque mettono in discussione il “sistema partitico” che finora ha governato.
Fatte questo doverose premesse.

Proposta
A fronte di una maggiore esigenza di essere coinvolti nella scelte e nella gestione della politica, noi abbiamo individuato, come Movimento 5 Stelle, la soluzione di adottare un sempre maggiore utilizzo di strumenti di consultazione.
Sia nell’attività politica dei comuni, sia nelle istituzioni quali regioni e stato.
Ecco perché oggi siamo qui a ricordare che lo strumento principe per il coinvolgimento della cittadinanza nella vita politica a qualunque livello esso sia… è il referendum.

Con il referendum si chiede al popolo, alla cittadinanza, agli elettori di condividere le scelte che la politica assume . E , nella volontà del legislatore, questo deve intendersi ancora più determinante quando con queste decisioni si modifica la vita quotidiana dei cittadini.
Esempi importanti nella storia della nostra nazione ci sono già stati ricordo i “storici” referendum sull’aborto e sul divorzio.

Ecco perché allora , questo strumento va considerato alla stregua del bilancio partecipato, dei consigli di partecipazione… come un ulteriore passo in avanti sulla strada della democrazia diretta.
Concetto che non si contrappone a quello di democrazia rappresentativa, ma la integra completandola con un controllo ulteriore di legittimità la cui necessità è sempre più sentita.
Ritengo facile per tutti capire che condividere le decisioni non sia una cessione di potere ma un modo diverso di esercitarlo.
Capisco che dover chiedere fa storcere il naso ad alcuni parecchi, soprattutto agli illuminati o ai direttori che deridono i sistemi di consultazione.
“Ma dove siamo arrivati? All’assemblearismo urbanistico? Al Sessantottismo architettonico? Al consociativismo ingegneristico? Che si fa? Un referendum su Libeskind? Un sondaggio grillino in rete perché anche su architravi, cupole e volte a crociera uno vale uno? La politica vera, supportata da un pensiero forte, studia, analizza e sceglie. È lì per quello. E se sbaglia se ne va a casa, ma evitandoci, per cortesia, la demagogia infantile e un po’ grottesca del popolo sovrano che decide l’urbanistica e l’arredo di una città. Ridicolo.” Diego Minonzio
“ Ps. Non mi ero accorto che il giornale fosse neutrale. Ma mi fa piacere che lo voglia diventare, almeno nelle intenzioni. “| _m_p_a_

Conclusione
Signor Sindaco, sfogliando il programma elettorale “Como cambia passo” alla prima pagine, dopo la premessa si legge:
Cittadini attenti, cittadini partecipi, cittadini questo e quello: una fila di promesse?
Spicca in questa “vision” oltre all’attivazione di strumenti di e- democracy … valorizzazione e ripeto valorizzazione delle possibilità offerte dallo strumento referendario, anche con idonee integrazioni dello Statuto Comunale.

Valorizzazione
È bene allora ogni tanto e serve ricordare, che il referendum come già ricordato per il bilancio partecipato (alla quale votazione vi siete astenuti) sono nel Vostro programma.
Quel programma che deve avere ben presente e che dovrebbe essere il filo conduttore dell’operato della maggioranza, noi lo abbiamo letto nel suo contenuto

Oggi non è’ più tollerabile non soddisfare le richieste di cambiamento intellettuale e di approccio ai problemi della cittadinanza con la richiesta di cambiare che costantemente ci viene fatta dai cittadini, non son più tollerabili affermazioni del tipo: “si fa così e basta!”.
Affermazioni uscite sulla stampa in occasione del piano Ex Trevitex, della scultura di Libeskind ecc…

Suggerimento

Come Movimento vorremmo che il referendum diventi una strumento normalmente utilizzato e vincolante.
Insieme ad una gamma completa di altri strumenti partecipativi, al fine di favorire un’interazione a tutti i livelli tra istituzioni e cittadini.
La nostra proposta di mozione, è presente nel vostro programma, ma a metà abbondante del vostro mandato, non avete ancora dato una risposta concreta a questa promessa, quindi crediamo che non potete far altro che reagire positivamente.
L’alternativa è auto-sconfessarvi davanti a tutta la cittadinanza.
Mettendo questo strumento nelle mani dei cittadini voi dimostrerete di non aver paura della cittadinanza e di meritarvi l’appellativo di “democratici” col quale vi definite.
Sappiamo che rappresenta una sfida, un cambiamento di paradigma rispetto a tutto ciò che si è visto finora a Como.

Un ultima considerazione di un pensiero già espresso:
Probabilmente, se fosse stato possibile utilizzare il referendum nelle scelte che vi hanno visto coinvolti non vi sareste trovati ad affrontare situazioni di tensione come per la ZTl, e problemone su quella che avrete con la scultura di Daniel Libeskind che sarebbe veramente l’occasione giusta per chiedere ai cittadini se vogliono o no legare il nome della città a questa opera.

Se fosse stato utilizzato lo strumento referendario, probabilmente oggi non ci saremmo trovati ad affrontare il problema paratie o il posteggio Val Mulini ad esempio.
Siate coerenti e democratici: votate si!

Luca Ceruti

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Ex Consigliere Comunale Comune di Como

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