Senza memoria nessun futuro

Ricordare il passato serve per il futuro,
così non ripeterai gli stessi errori:
ne inventerai di nuovi.
Groucho Marx

Grande-Crisi-del-29

Etimologia della parola crisi
Il termine krisis dipende, in greco, da una radice che indica il giudizio, la capacità di distinzione, quindi la separazione di cose e di valori e la capacità di scegliere.
Krisis è imparentata col verbo krino, “distinguere”, “giudicare”; con kritèrion, “norma di giudizio”, “discernimento”; con kritikòs, “capace di distinguere”.
Per molti secoli il termine Krisis è stato utilizzato nella sfera dell’arte medica: Ippocrate lo usò per indicare il più o meno breve momento nel quale le condizioni dell’ammalato mutano in modo deciso, migliore o peggiore che sia, ovvero, “un cambiamento rapido (oxyrropos) nel decorso di una malattia, che porta alla guarigione o alla morte

Uno sguardo nel passato

1929 Crollo Wall Street
Sicuramente la crisi del 1929, dopo il succedersi di quella economica statunitense del 1837, della bancaria del 1893, è un evento cruciale e rappresenta l’inizio della periodizzazione delle varie crisi economiche del sistema capitalistico che ciclicamente si ripropongono in spazi sempre più brevi e con sempre maggior virulenza.
Rappresenta i primi segni di una globalizzazione ancora agli arbori, di merci e prodotti finanziari i cui effetti economici si ripercuotono anche su mercati diversi da quelli in cui i problema si genera.
La Grande Crisi fu la sommatoria di diversi fattori fra cui:

    • l’eccessivo credo di alcuni economisti liberisti dell’epoca, in un mercato che avesse una capacità quasi naturale di autoregolarsi, senza che vi dovesse essere alcun intervento esterno soprattutto senza alcuna ingerenza dello Stato per una eventuale soluzione;
    • dello sviluppo asimmetrico tra l’economia statunitense e quella europea e degli altri paesi del mondo; l’impossibilità di allargare i possedimenti al fine di trovare nuovi sbocchi commerciali.

Ecco che l’effetto prodotto dalla crisi economica iniziata con il crollo della borsa di New York nel famoso giovedì nero del 24 ottobre 1929 e conclusasi appena cinque giorni dopo con il martedì nero, trasferisce le sue rilevanti ripercussioni politiche culturali
dagli Stati Uniti in tutto il mondo.
E’ attraverso l’analisi del crollo della borsa di New York che si può comprendere i nessi tra Prima e Seconda guerra mondiale.
E’ attraverso questo analisi che si può comprendere il motivo per cui una parte di intellettuali europei e statunitensi dimostrarono forte simpatia per la Russia Sovietica, isolatasi dal mondo, rimasta sostanzialmente immune dalla crisi, ma soprattutto e’ nella forte e profonda crisi economica, che vanno ricercati i motivi dell’ascesa al potere di Hitler in Germania, probabilmente anche di Mussolini In Italia.

Siamo tutti esuli dal nostro passato. 

Fëdor Dostoevskij

Italia 

Il fascismo è un movimento politico nato il Italia il 23 Marzo 1919, a Milano. Fondato da Benito Mussolini, che inizialmente prende le sembianze di partito rivoluzionario, socialista e nazionalista, è una reazione alla crisi politica ed economica causata dalla prima guerra mondiale.A causa della forte disoccupazione, degli scioperi, del crescente carovita, il fascismo si ritaglia una sua precisa collocazione inserendosi prepotentemente in un clima di debolezza della classe dirigente e della politica italiana.La borghesia rappresentata dai proprietari terrieri e dei grandi industriali, identifica in Benito Mussolini, l’uomo forte la cui presenza è in grado di dare risposte certe.Questi poteri vedono nel futuro dittatore colui che è in grado di arginare le manifestazioni popolari e gli scioperi nelle fabbriche, ma soprattutto colui che è in grado di fermare l’ascesa delle classi popolari.Conseguenza logica, negli anni trenta si assiste alla stabilizzazione del regime, quasi tutta la popolazione, volente o nolente, è ormai inquadrata nel fascismo

Germania
Grazie al Piano Dawes e al Piano Young a metà degli anni 20 la Germania era riuscita a superare una grave crisi economica e a recuperare un po’ di prosperità.
Ma subito dopo il crollo della borsa di New York gli effetti della grande depressione, si fecero sentire violentemente anche la Germania, legata da stretti rapporti commerciali con gli Stati Uniti e le altre potenze europee.
Agli inizi del 1932 i disoccupati sono quasi 6.000.000 (1 lavoratore su 3 è disoccupato).
Questa rabbia e questo sconforto del popolo hanno bisogno di trovare uno sfogo.
Anche in Germania si invoca ad una maggior fermezza, si ha voglia di un uomo forte, capace di indicare la via per uscire dalla crisi.
Hitler con la Nsdap (Partito Nazional Socialista dei Lavoratori Tedeschi), inizia a riscuotere un grande consenso, sino a che, grazie anche alla tolleranza generale dei metodi violenti da esso praticati, diventa di gran lunga il partito dominante, ciò lo porterà all’affermazione alle elezioni politiche svoltesi in germania nel 1933.
Il suo successo iniziale è dovuto al risentimento che i nazisti, col loro movimento politico, fomentavano nel popolo per le condizioni, oggettivamente inique, imposte alla Germania dal trattato di Versailles.

Un popolo che ignora il proprio passato
  non saprà mai nulla del proprio presente.
                                                                                                                                                 Indro Montanelli

 

Premessa

Quanto sopra detto non trova forse riscontro in quanto sta accadendo ai nostri giorni?
Era dunque necessario fare un passo indietro,scattare una fotografia di quanto è accaduto nel passato per capire cosa sta succedendo oggi.
Le cause sono più o meno simili, le conseguenze delle crisi dei mutui sub – prime del 2008 iniziata negli Usa si è trasferita con tutta la sua virulenza in Europa ed è a tutt’oggi evidente e non risolta.
Mentre negli Stati Uniti si è reagito prontamente, in Europa la politica non ha saputo dare risposte precise.

Probabili conseguenze

Ed è proprio per la mancanza di risposte, per l’assenza di vere decisioni, che nel vecchio continente si sta assistendo al risveglio e in alcuni casi al consolidamento dei nazionalismi estremisti.
Il collante di questa galassia di gruppi intransigenti ha identificato ed etichettato il nemico, gli ha dato un suo preciso nome, oggi come allora “l’avversario” da sconfiggere è sempre lo stesso: lo straniero, il diverso, l’altro, colui che toglie sempre qualcosa al cittadino «puro»: la casa, il lavoro, il cibo, la religione, la cultura.
Ieri era la caccia all’ebreo, oggi non solo a lui, ma anche al rom, al gay, all’islamico, a quel soggetto che di volta in volta viene identificato come il male, colui che mette in pericolo quelle poche certezze rimasteci dopo il passaggio del tifone della crisi economica.
Oltre al nemico, sul tavolo degli imputati siedono la classe politica incapace a dare risposte adeguate, concrete per risolvere la crescente disuguaglianza sociale, “la globalizzazione” il male estremo in quanto ha come obbiettivo una società aperta e multi etnica, utopisticamente più uguale.
Ora come allora ecco che diventa sempre più facile incolpare gli altri piuttosto che riflettere su noi stessi, per trovare una facile giustificazione degli errori commessi.
Invece il vero responsabile di questo declino economico, sociale siamo solo noi con il nostro agire.
Noi con la nostra ignoranza, noi che non impariamo mai dai nostri errori, noi che di fronte alle avversità chiediamo più certezze agli altri, chiediamo una maggior presenza di poteri forti, chiediamo che latri prendano decisioni che noi siamo incapaci e non volgiamo prendere.
Noi che ignoriamo che questa richiesta di queste soluzioni estreme, già in passato, ci ha “regalato” regimi dittatoriali, guerre di religione, guerre per avidità, guerre di potere.
Noi che scappiamo da povertà e fame, ed invece stiamo andiamo esattamente in quella precisa direzione, noi che chiediamo ad altri soluzioni siamo i primi a non cercare soluzioni alternative in grado di risollevarci, noi che stiamo percorrendo la strada che ci porta diritti nella mani di chi ambisce al potere.
Noi che abbiamo paura di cambiare, al punto che preferiamo continuare a fare errori le cui conseguenze già sappiamo quali saranno.
Noi che ci nascondiamo dietro questo alibi, in modo che risulti più semplice prendersela con gli altri per poterci più facilmente autoassolverci da quei fallimenti che sono solo nostri.

Più si riesce a guardare indietro, più avanti si riuscirà a vedere.
Winston Churchill

Conclusione
La grande depressione del 1929 avrebbe dovuto renderci più saggi, più tolleranti, più solidali ed invece non abbiamo imparato nulla, anzi siamo ricaduti negli stessi errori.
Chiediamo solidarietà quando siamo in sofferenza e non riusciamo a darla quando stiamo bene.
Avremmo dovuto diventare più saggi, ed invece imperterriti proseguiamo sulla strada del ripetere gli errori già fatti.
Avremmo dovuto imparare dalla storia, l’abbiamo volutamente cancellata.
A quando assisteremo alla nuova notte dei fuochi alimentati dai libri?
Forse è giunto il momento che si abbattano i muri dell’intolleranza a favore del dialogo, del confronto, seppur aspro, ma fatto al tavolo della democrazia.
Diversamente il punto d’arrivo , ed è solo questione di tempo, sarà quello di trovarci ad affrontare nuovi regimi dittatoriali.
Sarebbe la peggiore sconfitta che ci capiterebbe di subire: quella prodotta solo dalla nostra incapacità di imparare dal passato.

Marino Longhini

 

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