“Socrate grida domande per strada e il Beato Angelico dipinge muri di periferia…”

 

A Philippe Daverio
Carissimo Professore, Amato Maestro
Ho letto la sua breve intervista in merito al Monumento di Libeskind a Como
Per la prima volta in tanti anni sento di doverle fare una precisazione sul giudizio da lei espresso.
La mia Como non ha affatto “paura delle novità”, ne ha fame e sete, la prego parliamone:

Considerazioni estetiche a parte tutta l’operazione che ruota attorno alla posa del monumento di Libeskind ha bisogno di un chiarimento.

Di monumenti ad Alessandro Volta la città ne ha già ben tre:

  • il Tempio Voltiano, il monumento nella piazza Volta e il Faro Voltiano.

Serve un altro monumento ? Non credo!
Serve una altro cantiere? Dico fermamente di no.
Sarebbe utile completare le “opere” attuali che deturpano e sviliscono Como prima di iniziarne una ulteriore.
Sarebbe degna cosa valorizzare al meglio gli esistenti tributi al grande scienziato e smetterla di usarlo come pretesto per altro!

Per piazzare la nuova opera bisognerà impiantare un cantiere che allarghi la base della Diga Foranea.
Così com’è non può reggere una struttura VERTICALE che si eleva per più di 20 metri. Pensi solo al vento, ha presente una leva di venti metri?!
Inoltre la Diga Foranea, è un’opera ORIZZONTALE, se un intervento estetico la dovesse completare esso dovrebbe salvaguardane l’impostazione spaziale. Una torre, un faro o qualsiasi elevazione importante la snaturerebbe definitivamente.

Davvero l’opera dell’archistar è arte? Chi può dirlo, certo è che si presenta un tantino ingombrante.
Il signor Libeskind non ha nessun bisogno di ulteriori gratificazioni narcisistiche data l’età e la fama che già possiede.
Como attualmente non ha bisogno di ulteriori apporti monumentali dato il caos urbanistico che la contraddistingue.

Conosco a Como ragazzi di vent’anni che fanno meravigliosa street-art e che nessuno conosce, e che spesso non sono liberi di esprimersi.
A nessuno dei sedicenti “Amici di Como” verrebbe mai in mente di commissionargli un’opera in uno spazio pubblico.
Invecchieranno all’ombra del pilone dell’archistar e le loro opere svaporeranno nell’indifferenza, come il loro genio e la loro gioventù?

La Fontana di Camerlata è ridotta ad una pozza sporca e maleodorante , degradata a rotatoria per il traffico.
Eppure a suo modo è un’opera d’arte.
Renderla bella e suggestiva costerebbe una frazione infinitesimale della spesa che si vuole affrontare per Libeskind.
E qui arriviamo ad una altro punto dolente: esistono in Italia opere pubbliche che non siano mere” occasioni di spesa”?

Lei giustamente ha spesso elogiato Sant’Abbondio. Altrettanto giustamente ha sempre ignorato il Duomo.
Credo di aver capito il perché: Sant’Abbondio è un’opera “pulita”, essenziale, perfetta e completa nella sua interezza.
Il Duomo è un grosso edificio disarmonico e ridondante fuori e invaso arte mescolata di paccottiglia alla rifusa dentro.
Sant’Abbondio suscita reverenza e contemplazione,
il Duomo no: troppo pieno, troppo “chiassoso”,
a Sant’Abbondio ci si affeziona, al Duomo ci si abitua.

Ecco Professore, io sono stanco di “abituarmi” e con me lo sono moltissimi miei concittadini che sono (per me) i veri Amici di Como.
Non è la novità che ci spaventa: ci spaventa la presunzione espressa da coloro che desiderano imporre qualsiasi loro atto (auto) celebrativo.
Ci spaventa la “visione del Principe” da parte di coloro che Principi non sono, se non nel senso del poter del denaro.

Mi perdoni la lunghezza del testo,
Con profonda stima e affetto la saluto!

Fulvio Valsecchi

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